postato da fuckinlife alle ore 15:01
domenica, 30 marzo 2008
Gentile professore, oggi mi prendo la libertà di rubarle un po’ di tempo. Stamani mi sono svegliata e mi sono detta: “sì, in effetti credo che farò l’insegnante”.
Potrei salire sui banchi ed indurre gli studenti a suicidarsi, essere passionale, originale ed aggrapparmi a una solida retorica hollywoodiana; far capire ai ragazzi che non devono pensare come dicono loro di pensare, e non devono fare quello che dicono loro di fare (il che è paradossale, un pensare annulla l’altro, un fare vanifica l’altro).
Tuttavia questo entusiasmo mi sparirebbe subito, a contatto con sedicenni convinti che il mondo non abbia mai conosciuto cervelli come il loro (anche se io continuo a crederla fermamente questa cosa… loro sono in parte anche giustificati dall’età!).
Sarei incapace di mantenere l’ordine e di ottenere un minimo di rispetto: sono malleabile e socievole, mi mangerebbero viva.
Oppure potrei adottare un modello che ho conosciuto all’interno dell’università che sto frequentando: interrogazioni senza domande, interrogato a scelta, argomento a scelta, voto a scelta.
Non volerebbe una mosca. All’Unifi ho imparato che l’unica che prova a lamentarsi per l’abolizione del regime meritocratico, rischia di subire agguati durante la pausa caffè, finendo quasi affogata in un canale di acqua marcia.
Tutto questo, gentile prof. Spini, è per chiederle scusa per la reazione di ieri pomeriggio a quel 30 “elemosinato”. L’ho trovata inappropriata io stessa: quella non era la sede adatta per attaccare i massimi sistemi ed io non sono sufficientemente carismatica per prendere per mano la rivoluzione e finire stampata su milioni di magliette.
Sono un’illusa, una perfezionista… se fossi vissuta nel Cinquecento avrei forse aderito al manierismo… Sono una ragazza che è cresciuta senza genitori, in un contesto difficile, di povertà quasi assoluta, e che da tale contesto sta cercando di tirarsi fuori con tutti gli sforzi possibili.
Credo nel potere della cultura, credo di poter imparare da tutto e da tutti. Ma i metodi di questa facoltà, per me, stanno diventando frustranti. Un esame “da 30” può essere preparato in due giorni da persone dotate di un minimo di raziocinio.
Qual è la differenza tra frequentare questa università e andare da Feltrinelli, comprarsi tre libri, e ripeterseli di fronte allo specchio?
Questo non vuol essere uno sfogo da talk show. Con tutta probabilità non le sto dicendo niente di nuovo. Ma, chissà… repetita iuvant...
Per chiudere questa piccola parentesi, che spero sia significativa in qualche modo per entrambi, le dedico le immagini del film di Pasolini, con la colonna sonora che sta accompagnando i miei ultimi giorni...
http://www.youtube.com/watch?v=iXh3p9HbxKA&feature=related
Apra questo link quando ha un po' di tempo e mi scusi ancora se l'ho presa come capro espiatorio, in nome di molti altri suoi colleghi.
La saluto (davvero) cordialmente.
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