
Un mese e mezzo di esilio a mangiare gianduiotti. Mi è mancato tanto. Mi veniva in mente tutte le volte che sentivo ticchettare il phon. Tutte le cose che bruciano ticchettano: il cofano della macchina, i termosifoni, io. Quando se n’è andato ho provato a tenermi nel naso il suo profumo, ma c’è troppo smog a Firenze. Lui che ha la consistenza misteriosa dei pelucchi bianchi che rimangono dentro al filtro del phon e dentro agli ombelichi. Un giorno abiteremo in mezzo a un bosco, in una casa di vetro circondata da pini altissimi e betulle, e mensole piene di lattine vuote senza etichetta e urban toys, e sulle pareti tutti i suoi collage col titolo strano. Lui ha bisogno di soffitti alti. E’ abituato all’aria di Breiðabólsstaður, d’altra parte. Bentornato scoiattolo azzurro.
