Frugo nella cassetta della posta dei miei vicini di casa e, cristo santo, quelli al primo piano hanno 90 anni e a quanto pare si danno ancora da fare.
Pochi mesi e devo cercare di nuovo casa. Assurdo come mi fossi già affezionata a queste macchie di muffa e al cesso senza tavoletta.
Come Orwell insegna, ci sono persone che non sembrano rendersi conto del fatto che esistono cose come abitazioni decenti, e considerano cimici e tetti sfondati come opere di Dio; altre si scagliano risentite contro i padroni di casa, ma tutte si aggrappano disperatamente alle loro case, temendo il peggio.
Questa volta non so cosa fare. Forse la soluzione migliore sarebbe tornare ad abitare sul mio eremo e vestirmi in salopette e zoccoli come Don Chuck Castoro. Come è noto, isolamento geografico = alienazione = disagio = morte. Alla luce di questo, mi sembra una delle migliori idee partorite nell'ultimo quinquennio.
Ormai vivo con uno scatolone a tracolla. Chissà quale spelonca inospitale mi capiterà.
Mi vien detto di aspettare, mi vien detto 'non sono ancora pronto', mi vien detto di portare pazienza. Che poi andremo a abitare insieme e sarà tutto più facile. Troveremo un posto in semicentro totalmente personalizzabile con ammennicoli di ogni ordine e grado. Entusiasmo.
Mangio due uova. Ho solo quelle in frigo. Dovrei imparare a deporle.
Questa non è vita.
Io non mi sto divertendo affatto.